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La grande balena bianca di Christo

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Inaugurata la prima opera postuma di Christo e Jean-Claude: l’impacchettamento dell’Arco di Trionfo di Parigi.

Dopo più di 60 anni Christo, artista rivoluzionario, mondialmente conosciuto per le sue opere di land art, è riuscito a realizzare un sogno lungamente accarezzato: impacchettare l’Arco di Trionfo di Parigi. Deceduto il 31 maggio 2020, a 84 anni, proprio mentre lavorava al progetto, non ha potuto vedere il famoso monumento napoleonico, che domina gli Champs-Elysées con i suoi 50 metri di altezza, completamente ricoperto di tela blu-argento.

L’Arco di Trionfo era la grande balena bianca di Christo, ma alla fine è diventato il suo canto del cigno. Aveva ricevuto i permessi già nel 2019, poi il Covid fermò il mondo e il progetto, ma il visionario Christo, pragmatico nell’esecuzione del suo lavoro, lasciò indicazioni precise affinché la sua equipe guidata dal nipote Vladimir Yavachev, potesse portare a termine la sua prima opera postuma.

© Anna Malagrida

“La prima autorizzazione per impacchettare un monumento pubblico a Parigi l’abbiamo chiesta all’inizio degli anni ’60, ma per più di mezzo secolo è stato uno dei 47 progetti che non abbiamo potuto realizzare. Ormai non pensavamo di riuscirci, ma abbiamo ottenuto il permesso. Il mondo è cambiato e il presidente Macron ha rilasciato le autorizzazioni dopo solo due riunioni. Ogni nostro progetto ha una lunga storia. Non importa l’attesa, anche se dobbiamo aspettare anni non cambiamo nessun dettaglio”, spiegava Christo, al secolo Christo Vladimirov Javacheff, nel 2019 in occasione della prima del documentario Christo – Walking on Water, il racconto della creazione di Floating Piers, la passerella sul Lago d’Iseo che nel 2016 permise a più di un milione di persone di “camminare sull’acqua”. Mancavano ancora cinque anni alla realizzazione del suo sogno incompiuto: impacchettare l’Arco di Trionfo, ma soprattutto mancava già dal 2009, Jean-Claude, inseparabile compagna di vita e arte dal 1958, quando si conobbero proprio nella capitale francese e diedero inizio a un sodalizio professionale destinato a durare tutta la vita. Fino all’ultimo giorno Christo ha continuato ad usare la prima persona plurale, certamente era consapevole che il suo lavoro richiede una squadra specializzata e affiatata, ma soprattutto non concepiva la creazione senza la sua inseparabile compagna. “Sognavamo di impacchettare l’Arco di Trionfo da quando avevamo poco più di 20 anni e vivevamo a Parigi in un mini appartamento della Avenue Foch con vista sul monumento”, ha raccontato in varie occasioni Christo che, fuggito dalla Bulgaria, si era rifugiato nella capitale francese dove aveva conosciuto Jeanne-Claude, nata il suo stesso giorno, il 13 giugno 1935, lei a Casablanca, lui a Gabrovo. Il primo fotomontaggio dell’Arc de Triomphe empaqueté risale al 1963, il progetto riappare nel 1988 in un collage e poi più nulla fino al 18 settembre 2021 quando la spettacolare opera immaginata per Parigi da Christo e Jeanne-Claude vede finalmente la luce, realizzata secondo le indicazioni e i desideri degli artisti, dal suo team con la collaborazione del Centre des Monuments Nationaux e il sostegno del Centre Pompidou.

Per trasformare L’Arco napoleonico in “un grande oggetto vivente, che si anima con il vento e riflette la luce”, secondo le parole di Christo, sono stati necessari 25.000 metri quadrati di tessuto in polipropilene blu argento e 3.000 metri di corda rossa. Entrambi i materiali sono ecologici e completamente riciclabili. La realizzazione ha richiesto l’intervento di 500 persone, compresa una squadra di tecnici su fune che si è lanciata dal tetto per dispiegare il tessuto in un’azione performatica, quasi cinematografica.

“Le pieghe si muoveranno, la superficie del monumento diventerà sensuale e la gente avrà voglia di toccarlo”, aveva assicurato l’artista presentando il progetto due anni prima di morire. Fino al 3 ottobre, l’opera potrà essere visitata e toccata gratuitamente. Si può anche accedere alla terrazza panoramica del monumento, rivestita di tessuto come il resto, per sperimentare la sensazione di camminarci sopra. “I visitatori, avranno la possibilità di toccare e di interagire con il tessuto e l’opera proprio come volevano i suoi ideatori e di farlo gratuitamente. Per Christo e Jean-Claude era fondamentale che le loro opere fossero accessibili a tutti”, ha ricordato durante l’inaugurazione il nipote Vladimir Yavachev. Costata 14 milioni di euro, l’opera -come tutti i progetti della coppia- non è stata pagata dai contribuenti, ma è stata totalmente autofinanziata dalla vendita di opere originali dell’artista: disegni preparatori, plastici e litografie dell’Arc de Triomphe empaqueté, esposti anche in una retrospettiva nel Centre Pompidou di Parigi l’estate scorsa.

In più di mezzo secolo di carriera Christo e Jean-Claude non hanno mai accettato sponsor né finanziamenti pubblici e hanno sempre mostrato le loro opere gratuitamente, eppure sono riusciti ad autofinanziare progetti milionari ed estremamente complessi, diventando uno dei casi di studio della Harvard Business School, insieme a Steve Jobs y Bill Gates. “Per noi è fondamentale restare indipendenti, in modo che nessuno possa dirci cosa fare o come farlo. Apprezzo la libertà più di ogni altra cosa”, spiegava l’artista, che vendeva direttamente ai collezionisti i disegni preparatori delle performance, i collage, i modellini e anche gli schizzi. Questo era il capitale che usavano come garanzia per i crediti. Per esempio, per impacchettare il Reichstag, il parlamento di Berlino, una delle sue opere più iconiche che registrò 4 milioni di visitatori, ha richiesto 15 milioni di dollari.

© Anna Malagrida

Per Christo e Jean-Claude le opere permanenti erano strumenti per poter realizzare le opere sognate, quelle effimere, che per due o tre settimane trasformavano la fisionomia di edifici di gran simbolismo e di spazi urbani e naturali, sempre in luoghi facilmente accessibili. Ognuno dei progetti che hanno realizzato ha una storia affasciante, vincolata ai ritmi della natura e delle stagioni: la passerella sul Lago d’Iseo è stata concepita per il solstizio d’estate, il momento di massima luminosità della terra, mentre i Gates, le porte effimere create per Central Park di New York nel 2005, erano pensati per l’inverno, per convivere con i rami degli alberi imbiancati dalla neve o dal gelo. Tra le loro opere più mitiche spiccano l’intervento sulla fontana e sulla torre medievale di Spoleto nel ’68, le isole di Biscayne Bay di fronte a Miami, avvolte con un tessuto rosa che galleggiava sull’acqua, facendole sembrare gigantesche ninfee, il celebre Pont Neuf di Parigi, la gigantesca tenda in un canyon del Colorado e la piattaforma galleggiante sul Serpentine Lake di Hyde Park.  L’Arco di Trionfo è il primo progetto postumo di Christo e Jean-Claude, ma nel cassetto ce ne sono altri 46 preparati nei minimi dettagli, pronti per essere realizzati…

Roberta Bosco
Periodista d'origen italià especialitzada en art contemporani i cultura digital, comissària d'exposicions i docent. https://arteedadsilicio.com

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