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La città buddhista su 450 milioni di tonnellate di rame

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Mes Aynak a rischio se i talebani permetteranno ai cinesi di sfruttare l’eccezionale riserva di rame

Operai al lavoro: sullo sfondo l’accampamento della compagnia mineraria cinese MCC

Mes Aynak (Afghanistan). Con la presa del potere da parte dei talebani, è grande la preoccupazione per il destino di Mes Aynak, antica città buddhista circa 40 km a sud-est di Kabul, una volta tappa importante lungo la Via della Seta. Il sito annovera circa 400 statue e affreschi, numerosi monasteri, stupa e piccoli forti. Attivo dal I all’VIII secolo, fornisce una straordinaria finestra sullo sviluppo del buddhismo nella regione. Finora la distruzione di Mes Aynak è stata evitata con il ritardo dei lavori: le rovine si trovano in cima a 450 milioni di tonnellate di minerale di rame, uno dei più grandi depositi di rame del mondo. Stimato per un valore di almeno 50 miliardi di dollari, è una grande manna per coloro che sperano di estrarlo.
Nel 2008 il Governo afghano ha firmato un contratto d’affitto di trent’anni con un consorzio di compagnie minerarie cinesi di proprietà statale, guidate dalla China Metallurgical Group Corporation (MCC), per 3,4 miliardi di dollari. Come parte dell’accordo, la MCC si è impegnata a costruire la miniera e le infrastrutture intorno ad essa, tra cui una ferrovia e strade per il trasporto e un impianto di generazione per alimentare la fonderia, offrendo un periodo di tempo di un anno in cui valutare il sito archeologico. Tuttavia, nessuno sviluppo è andato avanti. Le ragioni non sono semplici, ma includono fattori logistici in termini di lavorazione del minerale, la situazione della sicurezza in Afghanistan, accuse di corruzione e una campagna di sensibilizzazione. Quest’ultima comprendeva il documentario internazionale Saving Mes Aynak e gli sforzi degli attivisti internazionali del patrimonio, della comunità locale e degli archeologi afghani. Ora, molti temono che questa pausa sia arrivata alla fine. A luglio i talebani hanno avuto un importante incontro con i cinesi con i quali hanno discusso i progetti di infrastrutture economiche nel Paese, compresi i contratti minerari come Mes Aynak. E nel 2016, anche se non avevano il controllo della provincia di Logar, dove si trova Mes Aynak, i talebani hanno rilasciato una dichiarazione in cui nominavano specificamente il progetto come uno di quelli che avrebbero aiutato ad andare avanti. «Al momento ci sono due problemi che riguardano Mes Aynak», dichiara Philippe Marquis, capo della Délégation archéologique française en Afghanistan (DAFA) che ha sostenuto l’ex Ministero dell’Informazione e della Cultura del Paese nello scavo del sito. «Il primo problema è archeologico: il materiale attualmente scavato deve essere trasferito a Kabul per essere adeguatamente restaurato e il sito stesso deve essere protetto dalle intemperie. Il secondo, continua Marquis, è quello dei contratti cinesi che ora sono quasi sicuri di essere ancora validi». Gli archeologi hanno fatto buon uso della pausa di 14 anni nello sviluppo, quando è stata rivelata la piena importanza di Mes Aynak. «È la prima vera documentazione del legame della comunità buddhista con l’attività industriale», dice Marquis. «L’Afghanistan è molto importante nella storia del buddismo. Non abbiamo mai avuto l’opportunità di capire il legame tra questa comunità e la vita economica e politica del paese». Duemila anni fa, gli abitanti della città estraevano il ricco rame che oggi mette a rischio Mes Aynak, come dimostrano le testimonianze di ex miniere, laboratori di fusione e abitazioni di lavoratori. Sono stati scoperti anche un tempio del fuoco zoroastriano e un insediamento dell’Età del Bronzo. Marquis dice di aver ricevuto notizie dagli anziani locali che sono ansiosi di far tornare gli esperti del patrimonio culturale, cosa che, secondo lui, avverrà quando la situazione sarà abbastanza stabile. Se i contratti minerari andranno avanti, Mes Aynak comincerà a guardare l’orologio: la MCC dovrà costruire una ferrovia per rimuovere il rame e richiederà lo sgombero dei resti archeologici. Questo potrebbe dare agli esperti del patrimonio culturale solo cinque anni per mettere al sicuro il contenuto del sito o per sensibilizzare l’opinione pubblica a salvarlo completamente prima che venga distrutto. «I dati che abbiamo raccolto da Mes Aynak sono enormi, quello che possiamo aspettarci è ancora di più», afferma Marquis. «C’è ancora molto da fare».

ITA | Versione tratta dall’edizione originale italiana del Giornale
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