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La fiera impera

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Da Miart a Miami, da Basilea ad Artissima, da Frieze a Roma, i dati dimostrano che la ripresa avviene all’insegna della continuità con il pre pandemia. Ma ora che Londra paga la Brexit, ne approfitta Parigi, di nuovo regina del mercato

Basilea, Londra, Milano, Parigi, Roma e Torino. In ordine di apparizione: Miart/Milano, ArtBasel/Basilea, Frieze/Londra, Fiac/Parigi, Artissima/Torino, Roma Arte in Nuvola/Roma, Art Cologne/Colonia e dal 2 al 4 dicembre Art Basel Miami Beach: da settembre ad oggi, il ritorno delle fiere in presenza è stato scandito da due appuntamenti al mese. Pre pandemia si discuteva molta della necessità di questa girandola internazionale continua, che fagocita energie e investimenti da parte delle gallerie e che richiede un costante nomadismo da parte dei collezionisti. È cambiato qualcosa tra prima e dopo? Il mercato dell’arte non pare proprio in difficoltà e i numeri di fine fiera sono in linea con le edizioni precedenti. Miart: 142 gallerie, 40mila visitatori; Art Basel: 272 gallerie, 60mila visitatori; Frieze: 276 gallerie (Frieze+Frieze Masters) 80mila visitatori; FIAC: 171 gallerie, 46.655 visitatori; Artissima: 155 gallerie, 31.500 visitatori, Roma Arte in Nuvola: 120 gallerie, 24mila visitatori.

Miart è la fiera perfetta per i milanesi, un mix di contemporaneo e moderno, dove molti acquirenti trovano proprio quello che vogliono, a prezzi accessibili, al netto dei collezionisti importanti che utilizzano i rapporti diretti stabiliti da tempo con i galleristi. Alcuni galleristi e visitatori esperti, off the record, non sono stati generosi con l’edizione 2021 di Miart, reputata modesta, altri non ne perdonano, a loro dire, la sciatteria curatoriale. Un navigato espositore addirittura sostiene che il sistema fiere, ancora troppo affollato, collasserà presto e che basterebbe una fiera per nazione, di qui e di là dall’oceano per soddisfare il mercato. Certamente Miart ha pagato l’essere apripista della stagione, con i dubbi del caso per il mercato e le incertezze per la salute. Ma secondo una ricerca recentemente pubblicata da Nomisma, l’indotto delle tre fiere italiane più rilevanti (Miart, Artissima e ArteFiera Bologna) nel 2019 è stato di 26,42 miliardi di euro, dato troppo interessante per cancellare in fretta e furia queste realtà.

ArtBasel rimane regina incontrastata delle fiere d’arte moderna e contemporanea, pur avendo scelto un atteggiamento cauto e conservativo, e muovendosi in solchi già tracciati, senza alcun rischio. Un po’ deludente, quest’anno, per alcuni galleristi che hanno sofferto la mancanza dei clienti d’oltreoceano, sia americani sia orientali. La versione «europea» era però tranquillizzante per tutti, grazie anche a un braccialetto che testimoniava l’avvenuto controllo anti pandemia, permettendo così l’ingresso ovunque in città senza ulteriori limitazioni o controlli. Frieze ingrandisce internazionalmente lo schema di Miart: fiera per tutti, anche per i non collezionisti che desiderano un pezzo interessante, ma la ricerca che l’ha segnata agli esordi è ormai lontana. Londra in piena Brexit la rende meno attraente, anche se, accoppiata con Frieze Masters, produce buoni numeri e buoni risultati economici. Una certezza sarà comunque la presenza della Deutsche Bank, che ha annunciato l’estensione di diciotto anni della sponsorizzazione di Frieze come GlobalLead Partner.

Stella del momento è la Fiac. La Francia dell’arte sta approfittando della Brexit occupando i vuoti e offrendo nuovi scenari e nuove istituzioni, come la Bourse de Commerce, sede permanente della collezione Pinault. Si contano sulle dita di una mano le gallerie internazionali importanti senza una sede francese; la nuova versione della fiera, il Grand Palais Ephémère, che sostituisce lo storico Grand Palais chiuso per lavori di ristrutturazione fino al 2024, è piaciuta. La struttura dell’edificio è modulare, riutilizzabile e riconfigurabile; il legno proviene da «foreste generate in modo sostenibile»; la sua capacità di assorbimento del carbonio è pari a 1.956 tonnellate. Inaugurata in un’atmosfera di cauto ottimismo, la Fiac ha ottenuto un ampio consenso grazie all’energia palpabile e al desiderio di superare la pandemia. Il dato che emerge è che la partecipazione alle fiere resta un appuntamento imprescindibile per i galleristi e il pubblico, magari con modalità diverse. Come dice Roberto Casamonti, fondatore nel 1981 della Tornabuoni Arte, «Se si fa una fiera si corre il rischio di vendere un quadro, se non la si fa siamo certi che non lo vendiamo».

ITA | Versione tratta dall’edizione originale italiana del Giornale
dell’Arte

Il Giornale dell'Arte
Il Giornale dell'Arte è un periodico mensile dedicato al mondo dell'arte pubblicato dalla società editrice torinese Umberto Allemandi S.r.l..
Il primo numero è stato pubblicato nel maggio del 1983, sotto la direzione del fondatore Umberto Allemandi, con l'intento di proporre un prodotto editoriale innovativo nel campo dell'arte.

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