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La versailles dello sceicco

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All’Hôtel de la Marine la collezione di Hamad bin Abdullah Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar: 120 pezzi scelti fra i 6mila di una raccolta che spazia su cinquemila anni

Facade sur la place de la Concorde @ Jean-Pierre Delagard

La chiamano «La contemplatrice di stelle», per la sua testa delicata, dalla forma allungata, quasi aliena, rivolta verso il cielo: la statuetta scolpita nel marmo più di cinquemila anni fa, così moderna nella sua forma astratta, apre il percorso di visita delle nuove gallerie Al Thani dell’Hôtel de la Marine. Una selezione di 120 oggetti della collezione dello sceicco Hamad bin Abdullah Al Thani, membro della famiglia reale del Qatar, è esposta dal 19 novembre nel monumentale palazzo in place de la Concorde, una «piccola Versailles» nel cuore di Parigi, che ha aperto a giugno dopo quattro anni di restauri.

Amin Jaffer, conservatore della collezione Al Thani, e lo sceicco Hamad bin Abdullah Al Thani all’Hôtel Lambert di Parigi.

L’Hôtel de la Marine, opera di Ange-Jacques Gabriel, architetto di Luigi XV, dal 1774 al 1797 fu sede del Garde-Meuble della Corona, il deposito dei mobili, oggetti d’arte e gioielli del re, che Luigi XVI aprì al pubblico come un museo. L’ala del primo piano che oggi ospita le opere di Al Thani accoglieva gli arazzi della Corona. Da giugno si potevano già visitare i saloni d’onore dell’Ottocento e gli appartamenti del sovrintendente del Garde-Meuble. Poi il 15 novembre le nuove sale sono state presentate alla stampa: «Lo sceicco Hamad è un amante della cultura francese e colleziona sin da quando era giovane mobili di gusto francese del Sei e Settecento, ha spiegato Amin Jaffer, conservatore della collezione Al Thani. Ma solo nel 2011 ha cominciato ad acquisire oggetti d’arte di livello museale. Inizialmente non pensava né di esporli né di aprire un museo. In questo senso è stato decisivo l’incontro con il direttore del Metropolitan di New York il quale, dopo aver visto alcuni oggetti della collezione, ha subito capito che meritavano di essere presentati al pubblico».

Amin Jaffer (c) Antonio Martinelli

Nel 2014 il museo newyorkese ha organizzato la prima mostra dei gioielli Moghul della collezione, allestita anche al Victoria & Albert Museum di Londra (2015) e al Palazzo Ducale di Venezia (2017). Nel 2019, oltre 300 di quegli antichi gioielli indiani sono stati poi venduti all’asta da Christie’s, a New York, per più di 100 milioni di dollari. Se le opere della collezione sono abituate a viaggiare nei musei di tutto il mondo (attualmente alcune sono esposte all’Ermitage di San Pietroburgo fino a gennaio 2022), è la prima volta che trovano una sede permanente. Nel 2018, la Al Thani Collection Foundation ha firmato un accordo con il Centre des monuments nationaux, l’ente pubblico che gestisce un centinaio di monumenti in Francia, che prevede la messa a disposizione di 400 metri quadrati di spazi espositivi per i prossimi vent’anni, in cambio di un affitto di un milione di euro l’anno. La fondazione ha anche contribuito al restauro dell’Hôtel de la Marine e all’acquisizione, per oltre un milione di euro, di una commode di Jean-Henri Riesener, l’ebanista favorito di Maria Antonietta. Il principe del Qatar (già proprietario a Parigi dell’Hôtel Lambert, una dimora storica sull’Ile Saint-Louis) non poteva scegliere «vetrina» più prestigiosa per la sua collezione, ricca di 6mila opere, che attraversano 5mila anni di storia. L’Hôtel de la Marine è un luogo carico di storia: nel 1793 vi fu firmato il processo verbale contro Maria Antonietta e nel 1810 vi si celebrarono le nozze di Napoleone I e Maria Luisa. Dalla Rivoluzione, e fino al 2015, è stato sede dello Stato maggiore della Marina. La scenografia delle quattro sale espositive, che non conservavano decori storici, è stata affidata all’architetto giapponese Tsuyoshi Tane, il cui atelier Atta ha sede a Parigi (raccomandato allo sceicco dall’artista Hiroshi Sugimoto): «Per quanto attratto dal Settecento francese, lo sceicco ha voluto un museo all’avanguardia, spiega Amin Jaffer. Ha selezionato egli stesso le opere, quelle per lui più importanti. Non siamo quindi in un percorso museale classico, poiché esso è il frutto di una scelta personale. Tutta la collezione riflette il gusto dello sceicco, che sceglie le opere da acquistare in funzione della loro raffinatezza, ma anche sulla base di un’affinità emotiva. La raccolta riflette la varietà dei suoi interessi». Una pioggia di foglie di acanto dorate, ispirate ai motivi rocaille degli appartamenti storici dell’Hôtel de la Marine, accoglie il visitatore in un’atmosfera quasi magica. Nella prima sala sono allestiti, ciascuno nella propria vetrina, sette oggetti emblematici della collezione, di epoche diverse, ognuno con la propria storia da raccontare, tra cui, oltre alla «Contemplatrice di stelle», una testa di faraone in diaspro rosso (1475-1292 a.C.) e un raro pendente-maschera Maya (200-600 d.C). Le altre sale presentano una scenografia elegante e minimalista. La seconda, sul tema «il viso attraverso le epoche», ospita tra l’altro un busto dell’imperatore Adriano in calcedonio realizzato alla corte di Federico II di Svevia, e una testa di reliquiario Fang (Gabon, 1700-1850).

Vue de l’exposition, galerie 3 © The Al Thani Collection 2021

La terza sala accoglie le mostre temporanee. Ne sono in programma due all’anno. La mostra attuale, a partire delle opere della collezione Al Thani, è dedicata ai «Capolavori delle arti dell’Islam». Sono esposti tra l’altro un foglio dell’antico Corano Blu e sciabole ottomane coperte di iscrizioni. Da marzo 2022 sarà organizzata una mostra in collaborazione con il museo Gulbenkian di Lisbona. La quarta e ultima sala ospita «tesori antichi», oggetti preziosi, d’oro, argento, agata, coperti di lapislazzuli, d’Egitto, d’Iran o Grecia, tra cui un servizio da tavola tibetano (dinastia Yarlung, 600-800 d.C.), d’oro e turchesi, e una coppa d’oro proveniente dal sito di Marlik, in Iran, cesellata in un’unica foglia d’oro (1100-900 a.C.). In chiusura, una selezione di oggetti olmechi, tra cui una statuetta di nano accovacciato del 900-600 a.C. Un nuovo museo per la collezione Al Thani potrebbe aprire in futuro, magari in un’altra capitale mondiale dell’arte? «Per il momento ci concentriamo sul nostro progetto qui all’Hôtel de la Marine, risponde Amin Jaffer. L’obiettivo è di proporre mostre e cataloghi di qualità e sviluppare una programmazione di conferenze, dibattiti, letture. Non c’è la volontà di costituire una galassia di musei, come fanno altri collezionisti, almeno non per i prossimi vent’anni!».

ITA | Versione tratta dall’edizione originale italiana del Giornale
dell’Arte

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