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L’autunno caldo di Plensa negli Stati Uniti

Llegeix-lo en català

Jaume Plensa.
Nest Galleria Lelong. New York.
Dal 29 ottobre al 23 dicembre

Jaume Plensa inaugura la scultura del gigantesco viso di una bambina che chiede silenzio dalle sponde del fiume Hudson, una mostra da Lelong e la sua opera da interni di maggiori dimensioni in un museo di Grands Rapids.

“Stiamo vivendo un momento storico di grande rumore mediatico. Una valanga di informazioni che ci raggiunge disturbando permanentemente i nostri pensieri. Non siamo più in grado di sapere con certezza se la nostra voce parla con le nostre parole o se semplicemente ripetiamo come un’eco l’ultimo messaggio che ha invaso il nostro spazio intimo. Con le mie opere invito a un silenzio poetico che ci permetta di ascoltare di nuovo la vibrazione dei nostri corpi e delle nostre idee”. Jaume Plensa (Barcellona, 1955), uno degli artisti catalani e spagnoli con maggiore riconoscimento internazionale, risponde alle domande de El Temps de les Arts, da New York, dove ha appena concluso una settimana di fuoco. Prima ha inaugurato Water’s Soul, la gigantesca testa di una bambina che chiede silenzio con l’indice davanti alle labbra da una sponda del fiume Hudson in New Jersey, negli antichi dock di Newport, proprio di fronte a Manhattan. Poi ha aperto Nest (Nido), una mostra nella galleria Lelong con opere più intimiste realizzate durante la pandemia, anche se per lo meno formalmente non sembrano allontanarsi dalla linea che l’artista riserva per le sue opere di piccolo formato. Alla fine di novembre presenterà nel Meijer Sculpture Garden di Grand Rapids en Michigan, Utopia, l’opera di maggiori dimensioni tra quella create fino ad ora per interni. Si tratta di un bassorilievo in marmo bianco che ricopre completamente le quattro pareti di 26 metri ciascuna, del nuovo grande salone di rappresentanza del museo. “Sono quattro facce orizzontali, una su ogni parete, che abbracciano lo spettatore creando un’atmosfera di silenzio e introspezione” indica l’artista.

Schenck Plensa Water’s Soul 2021

Con i suoi 24 metri il viso di Carlota, la protagonista di Water’s Soul è destinato a diventare un punto di riferimento visivo da entrambe le sponde del fiume Hudson. “Water’s Soul unisce Jersey City e New York, come l’acqua, il più importante spazio pubblico della terra che unisce e abbraccia continenti, comunità e culture. L’acqua è una meravigliosa metafora dell’umanità. Una goccia d’acqua è completamente sola, come una singola persona, ma molte gocce insieme possono creare un’onda di marea e formare fiumi e oceani immensi. Quando gli individui si uniscono per scambiare idee e creare comunità, possiamo costruire qualcosa di incredibilmente potente”, assicura Plensa che da anni esplora un personale approccio poetico alla natura e all’emergenza ecologica. “Il cambiamento climatico minaccia già di impadronirsi del nostro meraviglioso pianeta, dobbiamo unirci per proteggere l’acqua come uno degli elementi più preziosi della natura. Non è di nessuno, ma appartiene a tutti. L’acqua è fonte di vita e Water’s Soul è un tributo e una celebrazione della vita”, continua l’artista che come in altri ritratti ha riprodotto il viso di una persona reale, dopo averlo scannerizzato e forgiato in resina, fibra di vetro e polvere di marmo e ricoperto in ossido il calcio, “il più neutro dei colori”.

Lucia. © Jaume PlensaCourtesy of Galerie Lelong & Co

Non è la prima opera di Plensa che invita al silenzio. Sono anni che l’artista catalano esplora una via concettualmente quasi monastica, anche se in pratica necessariamente vincolata ad incarichi milionari e grandi corporazioni. Il tema del silenzio e delle voci inascoltate appare con forza anche in ¿Puedes oirme? (Puoi sentirmi?), il premiato documentario sul suo processo creativo, realizzato l’anno scorso da Pedro Ballesteros. In quest’immersione profonda nel suo universo, attraverso le numerose opere che ha disseminato per il mondo, Plensa spiega come l’arte può trasformare la nostra forma di vedere il mondo e di viverlo. Un concetto che ha sottolineato anche nella presentazione di Carlota, che “introdurrà la bellezza nella vita quotidiana della gente”.

Flora. © Jaume PlensaCourtesy of Galerie Lelong & Co.

“La bellezza trasforma, è un’arma carica di futuro” assicura Plensa, parafrasando i versi di Gabriel Celaya. “Water’s Soul non zittisce Manhattan, è un invito al silenzio, all’ascolto della voce profonda dell’acqua che ci parla e ci chiede di connetterci gli uni con gli altri, è un invito ad ascoltare la forza trasformatrice e l’immensità dei nostri sogni”, assicura Plensa, che casualmente ha inaugurato l’opera nel quinto anniversario della prematura morte di Tres, l’artista catalano che fece parlare il silenzio, creando spazi e situazioni che ne rendevano possibile la percezione, superando la condizione meramente acustica per trasformarlo nella metafora di una ricerca interiore.

Maria Whispering. © Jaume PlensaCourtesy of Galerie Lelong & Co
Lamin. © Jaume PlensaCourtesy of GalerieLelong & Co.

Como sempre Plensa provoca amore e odio in uguale misura e anche in questa occasione insieme alle lodi della stampa, si sono sollevate critiche anche se la maggioranza (escludendo il battagliero critico Joan M. Minguet Battlori) più che in sordina. La mostra che tardivamente gli dedicò il Macba nel 2019 fu una delle più visitate della storia del museo, ma la grande scultura (52 metri con un preventivo stimato di 32 milioni) che aveva concepito per il porto di Barcellona, è stata definitivamente accantonata dal governo municipale di Ada Colau. Plensa, che ha comunque lasciato la più piccola Carmela davanti al Palazzo della Musica Catalana, non parla volentieri del tema, preferisce glissare. “Il mio lavoro ha sempre cercato di parlare dell’essere umano, della comunità che ci circonda, delle grandi domande che generazione dopo generazione continuano a porsi, del silenzio che arricchisce, del rapporto tra il corpo e l’anima… Questa ricerca non si colloca in una posizione geografica specifica. Il mio lavoro gira il mondo con il sogno di creare ponti che ci uniscano nella nostra condizione immateriale, spirituale e umana. La cosa più importante nella vita è sempre invisibile!”, afferma a proposito della burrascosa relazione con la sua città natale o per lo meno con i suoi politici. Influito dall’animismo degli indiani d’America, che celebrano l’acqua e le altre forze della natura, Plensa non accetta provocazioni, non lo preoccupano critiche incapaci di scalfire il suo potere planetario e scorre come l’acqua “simbolo della trasformazione perpetua”. Una trasformazione che nello spazio pubblico di Barcellona prende forma nel contrasto tra il grande rostro di Carmela (4,5 metri) e un’opera meravigliosa degli anni 90, delle palle di ferro (forse di cannone?) rotolate fino alla scalinata della cattedrale di Santa Maria del Mar e su una panca del Paseo del Born, un grande scrigno o forse solo un vecchio baule dove nascondeva i suoi sogni.

Roberta Bosco
Periodista d'origen italià especialitzada en art contemporani i cultura digital, comissària d'exposicions i docent. https://arteedadsilicio.com

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